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Matteo: la nascita di un’identità

Matteo: la nascita di un’identità

11 Febbraio 2026

Un omaggio alle origini

L’etichetta Matteo nasce dal fondatore, a lui è dedicata la bottiglia più importante della cantina, simbolo di una storia che continua a vivere nel presente. Non un nome scelto per caso, ma un tributo a chi ha dato origine a tutto.

1922: quando tutto ha inizio

Siamo nel 1922, Matteo ha nove anni e uno sguardo che non riesce a stare fermo. Dalla finestra osserva il mondo con curiosità e impazienza, sentendo che il suo posto non è tra i libri. Seguendo l’istinto, abbandona la lezione e corre verso casa. È l’inizio di una scelta che segnerà tutta la sua vita. Matteo decide di dedicarsi all’agricoltura, tra i filari nasce una passione autentica per la vite, una pianta che percepisce come viva, da ascoltare e comprendere giorno dopo giorno. Osserva, impara, assorbe il sapere dei viticoltori del tempo: gesti pazienti, rispetto per la natura, intuizione. Non è semplice curiosità, è vocazione.

Come il design parla del vino

L’identità visiva dell’etichetta Matteo è pensata per comunicare valore e unicità. Il nero e l’oro esprimono eleganza e importanza, mentre la scritta Matteo cambia colore – da bianco a rosso – al raggiungimento della temperatura ideale per la degustazione. La carta, con una texture materica, richiama il terreno da cui nasce la vite, creando un legame diretto tra bottiglia e territorio.

Il territorio del Cartizze

Il Cartizze cresce in una zona dalle condizioni climatiche uniche. Tre fattori ne definiscono l’eccellenza:

1. Il suolo

Composto da rocce arenarie e marne, dona al vino una mineralità distintiva.

2. Il clima

La costante ventilazione mantiene la vite sana, mentre l’escursione termica estiva – oltre i 15°C tra giorno e notte – favorisce lo sviluppo di profumi complessi e differenti dal resto della denominazione.

3. L’esposizione

Le colline esposte a sud garantiscono una maturazione costante e di qualità, con grappoli naturalmente più dorati.

Lavorazione e carattere del vino

Il mosto viene lavorato a freddo seguendo un processo particolare:
Dopo l’affinamento nelle tradizionali vasche in cemento, la presa di spuma avviene in autoclave. Qui fermenta e riposa a freddo per dieci mesi, qui c’è l’arte dell’attesa, dell’evoluzione paziente che rendono questo vino elegante , raffinato complesso.

Abbinamenti

Il vino Varaschin Matteo Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze si sposa molto bene con piatti di mare come crudités, risotti ai frutti di mare o secondi delicati a base di pesce. È inoltre ideale con crostacei e ostriche.

Curiosità

Il Cartizze presenta spesso una leggera nota finale di mandorla amara, dovuta alla conformazione del suolo, formato da arenarie chiamate Salis nel dialetto veneto. Il termine Cartizze deriva da Gardiz: antichi graticci di bambù sui quali, tra ottobre e novembre, le uve venivano fatte appassire per alcuni giorni.

Questa pratica permette di concentrare gli zuccheri e da origine anche al vino passito Ultima Ua.

Oggi il Cartizze Brut interpreta uno stile moderno, esaltando acidità e mineralità, ridefinendo l’esperienza di degustazione.

Il ruolo del Cartizze nella gamma Varaschin

Il Cartizze DOCG è il vino più qualitativo della gamma Varaschin, posizionato al vertice della piramide produttiva, persino al di sopra delle Rive.
Le rese limitate – 120 quintali per ettaro, rispetto ai 130 delle Rive DOCG e ai 135 della DOCG Valdobbiadene – ne confermano il valore e l’eccellenza.

Oggi, come allora, il Cartizze DOCG continua a raccontare la storia di Matteo e della sua
passione per la vite. Ogni bottiglia è un ponte tra passato e presente, tra tradizione e
innovazione.