Una storia di famiglia, passione, tradizione e lungimiranza.

Il sogno di Matteo

Foto storica di Matteo Varaschin

Tutto inizia con Matteo

Siamo nel 1922. Matteo ha nove anni e osserva il mondo con uno sguardo curioso e determinato. La scuola non riesce a contenere il suo desiderio di fare, di imparare e di vivere la terra. È proprio in quegli anni che nasce la passione destinata a segnare tutta la sua vita: la vite.

La osserva con attenzione, ne segue il ritmo delle stagioni e ne comprende, giorno dopo giorno, le esigenze. Dai viticoltori del tempo apprende il valore del lavoro paziente, il sapere tramandato di generazione in generazione e quei gesti antichi che richiedono esperienza, sensibilità e profondo rispetto per la natura. Più che un mestiere, per Matteo la viticoltura diventa una vocazione.

L’incontro con Emma Brunoro rappresenta un momento decisivo del suo percorso. Emma discende da una delle prime famiglie protagoniste della storia enologica di Valdobbiadene. Dalla loro unione nasce un progetto che intreccia esperienza, tradizione e spirito d’iniziativa, ponendo le basi di quella che diventerà, negli anni, la Cantina Varaschin e la storia di una famiglia che continua ancora oggi a custodire e valorizzare il patrimonio vitivinicolo del territorio di Valdobbiadene.

La seconda generazione

Luigi e Renzo: l'eredità del sogno

Dopo gli anni in cui Matteo getta le basi della cantina, la storia della famiglia Varaschin prosegue con Luigi e Renzo, i suoi due figli, nati nel cuore degli anni Quaranta. Crescono accanto al padre, condividendo il lavoro in vigneto e apprendendo, stagione dopo stagione, il valore della dedizione, della pazienza e del rispetto per la vite.

Luigi, il maggiore, decide di approfondire la propria passione frequentando la Scuola Enologica di Conegliano. Qui trasforma l’esperienza maturata in famiglia in solide competenze tecniche, diventando l’enologo della cantina e contribuendo a far evolvere la produzione nel rispetto della tradizione.


Renzo sceglie invece di dedicarsi allo sviluppo commerciale dell’azienda, portando i vini Varaschin oltre i confini del territorio e creando nuove opportunità di crescita.

Con competenze diverse ma una visione condivisa, i due fratelli guidano la seconda generazione della famiglia. Il lavoro in cantina, la cura dei vigneti e lo sviluppo commerciale si uniscono così nel segno della continuità, dando nuovo impulso al progetto iniziato da Matteo e consolidando le basi della Varaschin Valdobbiadene 1930.

La terza generazione

Orfeo Varaschin

Orfeo: l'anima e il coraggio

Con la terza generazione, la storia della famiglia Varaschin si apre a una nuova fase di crescita. È Orfeo Varaschin, figlio di Luigi, a raccogliere l’eredità costruita dalle generazioni che lo hanno preceduto, diventando l’anima trainante dell’azienda e il punto di riferimento di un progetto che continua a evolversi nel rispetto delle proprie radici.

Enologo di grande competenza, Orfeo era dotato di un raro carisma e di una straordinaria creatività. La sua capacità di immaginare nuove opportunità, unita a una profonda conoscenza del vino e del territorio, lo ha portato a guidare la cantina con una visione innovativa, contribuendo ad aprire nuovi mercati e a far conoscere il nome Varaschin oltre i confini di Valdobbiadene.

Amava sperimentare, osservare e interpretare ogni sfumatura che la natura era in grado di offrire, senza mai perdere il rispetto per la tradizione e per l’identità del territorio. Nei suoi vini ricercava equilibrio, eleganza e autenticità, convinto che ogni bottiglia dovesse essere l’espressione più sincera della terra da cui nasceva.

A lui è dedicata Orfeo 1969, una bottiglia speciale che rappresenta il suo modo di vivere il vino: con passione, coraggio e uno sguardo sempre rivolto al futuro. Oggi il suo esempio continua a vivere nella famiglia Varaschin, nelle scelte che guidano la cantina e nella volontà di custodire e tramandare i valori che hanno accompagnato la sua vita.

Gli attuali custodi del sapere

Andrea Varaschin

Andrea e Raffaella: il presente che guarda al futuro

La terza generazione della famiglia Varaschin continua a scrivere la propria storia con Andrea e Raffaella, cugini e compagni d’avventura, oggi alla guida dell’azienda di famiglia. Uniti dalla stessa passione che ha animato i loro padri e il nonno Matteo, portano avanti con dedizione e sensibilità un’eredità costruita con amore, fatica e visione.

Andrea, figlio di Renzo, ha un’innata creatività — quella che ha “rubato” al padre — e la capacità di unire istinto e tecnica. Fin da giovane sceglie di affiancare Orfeo in cantina, dove i due diventano una squadra affiatata e impeccabile, legata da un profondo rispetto reciproco e da un sogno condiviso: far parlare i vini Varaschin con una voce autentica e riconoscibile.

Raffaella, figlia di Luigi, cresce invece tra i profumi del mosto e i rumori dell’ufficio di famiglia. È una bambina forte, determinata, che impara presto dal padre che in questo mestiere, oltre ai numeri e alla precisione, devono trovare spazio anche il cuore e la sensibilità. È proprio questo equilibrio, tra rigore e passione, che oggi la guida nella gestione dell’azienda.

Insieme, Andrea e Raffaella rappresentano la continuità e il futuro: due anime diverse ma complementari, unite dallo stesso legame con la terra, dal rispetto per chi li ha preceduti e dalla voglia di proiettare la Cantina Varaschin verso nuovi orizzonti, senza mai dimenticare da dove tutto è iniziato.

La quarta generazione

Manuel Varaschin

Manuel: il futuro che si rinnova

E poi arriva Manuel, figlio di Raffaella, la quarta generazione della famiglia Varaschin. Fin da bambino vive a stretto contatto con le due anime che da sempre compongono la storia di casa: quella della terra, tra i filari e le rive eroiche del nonno, e quella della cucina, accanto alla nonna, dove il profumo del vino si mescola a quello dei piatti di famiglia.

Con il tempo, Manuel sceglie la sua strada, diventando cuoco, ma senza mai abbandonare la passione per il vino e per il territorio che lo ha cresciuto. Oggi è il volto più giovane di questa lunga avventura, colui che accoglie gli ospiti nella sala degustazione di Casa Brunoro, dove ogni incontro diventa un racconto, ogni calice un ricordo che si rinnova.

Nel suo sguardo convivono il rispetto per le radici e il desiderio di sperimentare, di unire l’arte culinaria e l’arte del vino in un’esperienza capace di raccontare emozioni, storie e persone.

Il suo futuro è ancora da scrivere, ma il suo sogno è già chiaro: continuare questa avventura con lo stesso amore, lo stesso coraggio e la stessa autenticità che, da quattro generazioni, fanno grande il nome Varaschin.