Il territorio di Valdobbiadene, cuore della nostra produzione.
Un paesaggio unico
Un paesaggio dichiarato patrimonio UNESCO
Nel cuore delle colline tra Conegliano e Valdobbiadene si estende un paesaggio unico, modellato nei secoli dall’incontro tra la natura e il lavoro dell’uomo. Qui, tra i ripidi pendii di San Pietro di Barbozza e Santo Stefano, la coltivazione della vite è diventata un’arte tramandata di generazione in generazione, capace di dare origine a vini che esprimono l’identità più autentica del territorio.
Le Colline di Conegliano e Valdobbiadene sono state riconosciute Patrimonio Mondiale UNESCO come paesaggio culturale, testimonianza di un equilibrio costruito nel tempo tra l’uomo e l’ambiente. Un riconoscimento che celebra non solo la bellezza di queste colline, ma anche il valore della viticoltura eroica, il lavoro quotidiano tra i vigneti, i muretti, i piccoli borghi e le comunità che, da generazioni, custodiscono questo straordinario patrimonio. Per la famiglia Varaschin queste colline non rappresentano soltanto il luogo in cui nasce il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG. Sono la casa, il luogo in cui da quasi un secolo si tramandano il saper fare, il rispetto per la terra e la passione per una viticoltura che continua a modellare il paesaggio e la vita di chi lo abita.
I nostri terroir
Le nostre Rive
Nel territorio di Conegliano Valdobbiadene, la parola “Rive” identifica i vigneti situati sui versanti più ripidi e vocati delle colline, dove la forte pendenza rende il lavoro particolarmente impegnativo e gran parte delle operazioni viene svolta a mano. Ogni Riva porta con sé il nome del luogo da cui proviene ed esprime caratteristiche diverse, determinate dall’altitudine, dall’esposizione, dal microclima e dalla composizione del suolo.
È in questo paesaggio che la famiglia Varaschin coltiva da generazioni i propri vigneti, tra San Pietro di Barbozza, Bacio, Barbozza, Strazzalede e Santo Stefano. Luoghi vicini tra loro, ma capaci di esprimere identità profondamente diverse attraverso l’uva Glera e i vini che ne nascono. A questi si affianca la prestigiosa collina del Cartizze, un anfiteatro naturale di appena 107 ettari racchiuso tra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, con cui la nostra famiglia mantiene da generazioni uno storico legame attraverso i viticoltori che ci affidano le proprie uve.
La storia della famiglia Varaschin nasce proprio qui, a San Pietro di Barbozza, ancora oggi cuore della nostra produzione. Su queste colline ogni vigneto racconta una storia diversa: di terra, di esposizioni, di vendemmie e di persone. Conoscerli significa comprendere come, anche a pochi passi di distanza, il territorio possa esprimersi nel vino con sfumature profondamente diverse.
Bacio
Il Bacio non è soltanto un vigneto, ma una parte della storia della famiglia Varaschin: adiacente alla cantina, questa collina ha visto Matteo tra i filari e i primi passi di Luigi e Renzo nel progetto di famiglia, ed è ancora oggi il primo vigneto che si incontra uscendo in cantina. Situato sulle Rive di San Pietro di Barbozza a circa 300 metri di altitudine, con esposizione a sud-est e un ripido pendio dominato dal Monte Cesen, ha terreni di marne e argille che trattengono l’acqua nelle estati calde mentre la pendenza favorisce il drenaggio, con radici che raggiungono l’antica roccia locale chiamata “salis”, segno dell’origine marina di queste colline. La costante ventilazione e le forti escursioni termiche accompagnano una maturazione lenta della Glera, preservandone freschezza e aromi, con una viticoltura interamente manuale fatta di esperienza e rispetto per la natura. Il nome stesso nasce dalla memoria del luogo: si racconta che negli anni Trenta questa collina fosse il rifugio dei giovani del paese per i loro primi amori, da cui sarebbe nato il nome Bacio. A segnarne l’ingresso è l’Arco del Bacio, costruito negli anni Sessanta in pietra locale e oggi simbolo dell’azienda, varcare il quale significa entrare in un luogo dove natura, lavoro e memoria familiare convivono da generazioni.
Barbozza
Barbozza, a circa 370 metri di altitudine tra bosco e pendici del Monte Cesen, è la zona più settentrionale di San Pietro di Barbozza, coltivata dalla famiglia Varaschin da generazioni. Il nome deriva da termini che indicano terreni ripidi e scoscesi, e i boschi circostanti furono rifugio partigiano durante la Seconda Guerra Mondiale. Il suolo morenico, ricco di marne e ciottoli, garantisce ottimo drenaggio e radici profonde, mentre la vicinanza del Monte Cesen crea un microclima fresco che favorisce una maturazione lenta e una spiccata acidità — caratteristiche che rendono la zona strategica per il futuro della viticoltura locale. Coltivata per il 90% a Glera, con presenza di Verdiso anche a piede franco, la vigna è lavorata interamente a mano nonostante la pendenza più dolce rispetto al Bacio. Da qui nasce il Relui Extra Brut, vino fresco, agrumato e floreale con marcata tensione acida.
Strazzalede
Strazzalede si trova nel cuore di San Pietro di Barbozza, tra le colline UNESCO, e la famiglia Varaschin la coltiva da generazioni, fin da Matteo. A circa 300 metri di altitudine e piena esposizione a sud, il vigneto gode di una maturazione lenta e equilibrata della Glera, favorita da ventilazione ed escursioni termiche che preservano freschezza e aromi. Il terreno morenico di marna e argilla trattiene bene l’acqua anche nei periodi caldi, dando vini strutturati e sapidi con note di acacia, pesca gialla, fiori bianchi e frutta matura. Tra i filari sopravvivono vecchie viti over cinquant’anni, lavorate interamente a mano. Da qui nasce lo Strada Chiesa, etichetta simbolo di Varaschin premiata nel 2024 come “Best Prosecco” ai CSWWC di Londra. Il luogo è anche attraversato dai Guardiani di Pietra, sculture in sasso dell’artista Angelo Favero “Zoe” lungo i sentieri tra i vigneti.
Santo Stefano
Santo Stefano, a circa 400 metri di altitudine nel cuore del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, è coltivata dalla famiglia Varaschin lungo ripidi pendii dedicati esclusivamente alla Glera. Il terreno di marne e calcari favorisce drenaggio e radici profonde, mentre altitudine, clima fresco ed escursioni termiche assicurano una maturazione lenta che preserva freschezza e complessità aromatica. Le forti pendenze rendono la viticoltura interamente manuale ed “eroica”. Da qui nasce il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive di Santo Stefano, vino elegante e sapido dedicato a Orfeo Varaschin, enologo di famiglia la cui visione creativa continua a ispirare l’azienda ancora oggi.
Cartizze
Il Cartizze è un anfiteatro naturale di 107 ettari tra San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, tra le espressioni più prestigiose del Conegliano Valdobbiadene DOCG. La famiglia Varaschin, pur non possedendo vigneti qui, ha costruito da Matteo in poi rapporti di fiducia con i viticoltori locali, alcuni tramandati da oltre cinquant’anni. Il terreno, un tempo fondale marino e oggi ricco di argille, rocce sedimentarie e fossili, garantisce riserva idrica; ventilazione, esposizione ed escursioni termiche favoriscono una maturazione lenta della Glera. La viticoltura è interamente manuale ed eroica, con trasporto delle cassette tramite carrucole nei punti più impervi. Da queste uve nasce il Valdobbiadene Superiore di Cartizze DOCG, vino fresco, sapido e floreale che per Varaschin rappresenta il privilegio della fiducia ricevuta e la responsabilità di esprimere autenticamente il territorio.
Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG
L'uva Glera e il metodo di produzione
Tutto ha origine dall’uva Glera, coltivata nei nostri vigneti e raccolta esclusivamente a mano sulle ripide Rive di Valdobbiadene. È da questa varietà che nascono i profumi floreali, la freschezza e l’eleganza che caratterizzano il Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG.
La denominazione Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG è tra le più rigorose del panorama vitivinicolo italiano. Ogni fase della produzione, dalla coltivazione della vite fino all’imbottigliamento, è regolata da un disciplinare che definisce rese, controlli qualitativi e verifiche analitiche e organolettiche, a garanzia dell’origine, della tracciabilità e della qualità di ogni bottiglia.
Per la spumantizzazione utilizziamo il Metodo Martinotti, perfezionato successivamente da Eugène Charmat, perché è il metodo che meglio valorizza le caratteristiche dell’uva Glera, preservandone la freschezza, l’eleganza e l’espressione aromatica.
Per noi il Metodo Martinotti rappresenta una precisa filosofia produttiva. È lo strumento che ci permette di custodire l’identità del territorio e dell’uva Glera, rispettandone i tempi e la naturale evoluzione. Per questo il nostro vino base rimane in autoclave per un periodo minimo di quattro mesi, che può arrivare fino a dieci o undici mesi nelle produzioni più particolari. Una scelta che richiede tempo e pazienza, ma che consente di ottenere un perlage fine e persistente, una maggiore complessità aromatica e un equilibrio che rispecchia il carattere dei nostri vini.
Al termine dell’affinamento, il vino viene stabilizzato, microfiltrato e imbottigliato con la massima cura, così da preservarne la freschezza e permettere a ogni calice di esprimere con autenticità il carattere delle colline di Valdobbiadene.